Quando si parla di stress, spesso ci viene in mente qualcosa di strettamente psicologico.
In ambito medico sappiamo che la reazione di stress è fondamentale per la sopravvivenza, perché permette al nostro organismo di adattarsi a un ambiente che cambia continuamente. Entro certi limiti, quindi, lo stress è fisiologico e positivo. Diventa negativo solo quando le strategie che mettiamo in atto sono inadeguate a risolvere la situazione stressante.
La definizione che noi medici abbiamo imparato sui banchi universitari è quella di Hans Selye, che parla di una sindrome generale di adattamento articolata in diverse fasi.
La prima fase è la reazione di allarme: un particolare evento, detto “stressore”, attiva il sistema neuroendocrino, che rilascia ormoni e neurotrasmettitori come cortisolo, adrenalina e noradrenalina. Questi generano una serie di reazioni a cascata che preparano l’organismo all’azione, secondo il meccanismo di attacco o fuga.
Dalla reazione di allarme, se lo stimolo stressogeno permane, si passa alla seconda fase, quella della resistenza. Il corpo si adatta attingendo alle proprie risorse e ricorrendo a varie strategie, che tuttavia non sono sempre quelle più vantaggiose.
Una terza fase, detta esaurimento, sopravviene quando, nonostante tutto, lo stressore non viene rimosso e l’organismo ha dato fondo a tutte le proprie risorse.
A questo punto si può osservare un danno immunitario, ormonale e metabolico. In questa fase, se nelle prime due poteva esserci solo una sensazione di malessere, di ansia o anche nessun chiaro disturbo, la sintomatologia diventa conclamata.
Tra l’evento iniziale e la manifestazione dei sintomi può passare anche molto tempo, mesi o anni; per questo può risultare molto difficile collegare i disturbi attuali alla causa iniziale.
In tempi relativamente recenti si è scoperto che l’interazione ambiente-organismo, oltre a produrre gli effetti sopra descritti, può portare a cambiamenti profondi a livello dell’ambiente intracellulare e intranucleare, con modificazioni delle caratteristiche elettriche e chimiche in grado di modificare il funzionamento del nostro DNA.
Questi cambiamenti possono permettere o impedire il funzionamento e la sintesi di certe proteine, influenzando quindi l’espressività delle nostre caratteristiche genetiche.
Si è quindi cominciato a parlare di stress epigenetico, cioè di stress che agisce sopra i geni, modificandone il funzionamento e l’espressività, e si è visto che queste alterazioni possono essere tramandate lungo le generazioni.
I protocolli di biomodulazione e neuromodulazione mediante Tecnologia REAC® sono orientati a favorire una migliore regolazione dell’attività bioelettrica cellulare, quando alterata, sostenendo i naturali processi di adattamento e riequilibrio dell’organismo.


